> PRIMO PIANO
 

Spopolamenti degli alveari, caccia ai killer

Le api sono vittime di morie in tutto il mondo. Ma quali sono le cause? Come è possibile tastare il polso di un fenomeno così complesso e di scala mondiale? Quali sono i fattori più pericolosi? Malattie, cattiva conduzione degli alveari o piuttosto uso sconsiderato dei pesticidi?

I ricercatori e le autorità veterinarie provano a capire cosa stia succedendo, ma usano metodologie diverse e poco confrontabili. Serve quindi uno strumento comune.
Per questo motivo a Bologna, dal 23 al 25 febbraio 2005, si è riunito l’IAHAC (International Apis Health Assessment Committee). Lo scopo: produrre uno schema di monitoraggio dello stato di salute degli alveari che possa diventare un nuovo standard utilizzato dalle autorità a livello internazionale.

”Ci siamo trovati attorno ad un tavolo e ci siamo chiesti: secondo voi che cosa si deve guardare in un alveare per capire come sta?” – afferma Claudio Porrini, entomologo del DiSTA (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali) dell’Università di Bologna che ha ospitato il gruppo di scienziati – la risposta non poteva che essere qualcosa che contemplasse numerosissimi parametri”.

Dalla tre giorni di lavori, dopo un confronto serrato sulle varie situazioni locali (in Francia, Germania, Canada, Argentina, Italia e Inghilterra), è emerso così un lungo elenco di fattori che secondo il comitato influiscono sullo stato di una colonia di api: dallo stato della covata alle riserve di miele, dalla mortalità delle api, all’attività di volo, dalla forza dell’alveare alle caratteristiche dell’area in cui sono posti gli apiari.

Si tratta di una quarantina di elementi che verranno ulteriormente affinati e armonizzati con quelli attualmente usati nei vari paesi per valutare lo stato di salute di un alveare, anche per capire con quali test valutarli e a che livelli (soglie) diventano significativi: un lavoro che coinvolgerà in gran parte anche il personale dell’Istituto nazionale di apicoltura. Dopodiché verrà sviluppato un database per gestire l’enorme quantità di dati che potenzialmente questo schema di monitoraggio potrà collezionare.

L’intenzione esplicita dell’IAHAC, che è un comitato tecnico dell’ICPBR (International Commission for Plant-Bee Relationships), è quella di avere un metodo uniforme per poter confrontare le diverse situazioni a livello internazionale. Creare, insomma, uno strumento standard, una sorta di termometro comune che possa paragonare lo stato di salute delle api in tutto il mondo.

Il primo passo è stato fatto. Ma tutto deve essere pronto per fine anno. Lo schema di lavoro dell’IAHAC sarà infatti discusso a York, in Inghilterra dal 12-14 ottobre 2005, al nono simposio ICPBR “Hazards of pesticides to bees”.
Un appuntamento fondamentale, dato che l'ICPBR è stata ufficialmente incaricata dall’EPPO (European and mediterranean Plant Protection Organization) di proporre e revisionare le linee guida internazionali in materia di metodi di valutazione della tossicità e pericolosità dei pesticidi nei confronti delle api.

Il gruppo di lavoro dell'IAHAC a Bologna


>>I Paesi modello del monitoraggio degli avvelenamenti: Germania e UK

>> Porrini: "In Italia serve l'aiuto di tutti gli apicoltori"

(25 marzo 2005)