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Porrini: “Serve l’aiuto di tutti gli apicoltori italiani”

Senza l'aiuto degli apicoltori, in Italia è difficile capire il vero stato delle mortalità delle api". Claudio Porrini, entomologo dell’Università di Bologna, lancia un appello al mondo dell'apicoltura italiana.
Porrini è da anni impegnato nel monitoraggio dei pesticidi tramite le api e ha creato con l'Istituto nazionale di apicoltura il Gruppo protezione dell’ape. Ha visto nascere l’IAHAC, formatosi proprio nella città felsinea nel settembre 2002 in occasione dell’ottavo simposio ICPBR “Hazards of pesticides to bees” organizzato dal suo gruppo e dall'INA.

Porrini, cosa possono fare gli apicoltori italiani?
Comunicare lo stato delle loro colonie quando si verifica un apicidio. L’Istituto nazionale di apicoltura si è proposto come osservatorio e centro di raccolta delle segnalazioni delle mortalità di api e gli altri tipi di danni. Con i ricercatori dell’INA abbiamo sviluppato un questionario, fatto sul modello tedesco, in cui gli apicoltori possono comunicarci ciò che succede alle loro api. E’ un modulo molto semplice, che si può scaricare facilmente dal sito dell’INA. Solo così possiamo avere in mano la situazione aggiornata in maniera da programmare gli interventi.

Qundi un po' quello che succede in Germania e Inghilterra...

Anche in Francia hanno un monitoraggio, ma è partito da poco e solo in cinque dipartimenti scelti in diverse aree della nazione.

Attualmente in Italia cosa succede?

In Italia i veterinari fanno i controlli solamente su segnalazione degli apicoltori. Ma non hanno tutte le competenze per capire cosa sia realmente successo agli alveari. Le morie di api sono un fatto complesso che coinvolge soprattutto l’uso del territorio. Qualcosa però si sta muovendo: qualche mese fa, in Emilia Romagna, il Servizio veterinario regionale ha concordato ufficialmente la collaborazione, in caso di apicidio, del Servizio fitosanitario della Regione e del Servizio agricoltura della Provincia.

Come dovrebbe funzionare un sistema di controllo ottimale?

In primo luogo bisognerebbe creare una rete fissa di stazioni (due o tre per ogni provincia) per un controllo sistematico. Questa rete potrebbe dare le prime informazioni su cosa stia succedendo alle api. Le eventuali segnalazioni di tutti gli altri apicoltori, dovrebbero dare maggior peso, o meno, alle indicazioni sulla salute delle api derivate dalla prima rete.

Qual è la principale difficoltà di creare uno schema di monitoraggio sulla salute delle api?
Ciò che attenta alla salute delle api è qualcosa di complesso e multifattoriale. Ma il problema è che non conosciamo le interazioni e i pesi di questi fattori. Quale elemento ha più influenza sullo stato di una famiglia di api? La verità è che non lo sappiamo ancora.

Serve una maggiore ricerca?
Certamente. Ma la ricerca costa e spesso intervengono le aziende private. Una tendenza necessaria, ma che andrebbe controllata per eliminare il sospetto che la ricerca venga guidata in maniera occulta dalle compagnie. Bisogna mantenere alta la guardia, perché pur essendo certo che sono parecchi i fattori che intervengono nel fenomeno degli spopolamenti, credo che l’uso degli agrofarmaci in agricoltura sia ancora un elemento fondamentale.