Le
api e gli OGM
In questi giorni gli occhi sono puntati sugli OGM, dopo l'allarme per
le indiscrezioni della stampa britannica sul contenuto di un dossier segreto
della Monsanto. Si parla di sementi GM (geneticamente modificate), che
avrebbero effetti negativi sulla salute di mammiferi. Ma, a prescindere
dall'impatto diretto sull'uomo, qual è può essere
l’effetto di specie GM sugli ecosistemi?
E’
il senso di un progetto del Ministero per l’agricoltura
teso a valutare l’impatto sugli insetti del rilascio nell’ambiente
di piante GM. All’interno del progetto, l’Istituto nazionale
di apicoltura, in collaborazione con l’Università di Bologna
(DiSTA –
Entomologia), si è occupato della valutazione
del rischio ambientale di una pianta transgenica, la colza BT,
sull’attività dell’ape domestica e di un'importante
ape selvatica, l’osmia (Osmia rufa, nella
foto a lato).
Il primo firmatario del lavoro è Donato Tesoriero
del Gruppo Apoidea dell’INA.
La
colza Bt produce una particolare tossina, la Cry1Ac,
in grado di uccidere alcune farfalline dannose. E' una proteina che la
pianta deriva da un gene estratto da un batterio, il Bacillus thuringiensis
kurstaki (da cui l’acronimo Bt dato alla varietà). Il
problema da investigare era se tale sostanza potesse danneggiare gravemente
anche altri organismi o penetrare irrimediabilmente nella catena alimentare.
Nel
caso delle api la letteratura scientifica non ha evidenziato alcun effetto
letale o di intossicazione per l’ingestione della tossina Cry1Ac
a dosi compatibili con la presenza ambientale. Ma rimaneva da scrivere
il capitolo degli effetti sul comportamento delle api per una
mutazione insospettata delle varietà transgeniche. Per esempio
sulla capacità della pianta di colza di attirare le api.
La colza
infatti produce dei fiori con molto nettare e polline, molto attrattivi
per le api. I ricercatori bolognesi hanno quindi deciso di osservare eventuali
differenze di bottinamento sulle diverse varietà
di piante, quella transgenica e la varietà normale (isogenica).
Le api sono
state sottoposte ad un test in tunnel e le osmie ad una
prova di laboratorio. Nella prova con le api, condotta
alla temperatura media di 26 gradi, non si è verificato nessun
effetto negativo: le api e le osmie sono andate indifferentemente su ambedue
le specie, non mostrando quindi alcuna preferenza per l’una o per
l’altra varietà. Identico risultato anche in laboratorio
con le osmie (temperatura 26 gradi).
Unico effetto notato: le piante GM (alla temperatura
di 18 gradi) producevano meno nettare (e con minore tasso
zuccherino) della varietà isogenica della colza. Rimane quindi
il dubbio che i fiori di colza GM a bassa temperatura possano non attirare
le api, con relative conseguenze sulla produzione di miele.
“Non
pretendiamo che nessuno si faccia delle opinioni sugli OGM con i risultati
di questo progetto poichè è difficile generalizzarne le
conclusioni – ha detto Anna Gloria Sabatini, direttrice
dell’INA – sta di fatto che le varietà GM in Italia
hanno un problema di fondo. Non è possibile fare coesistere un’agricoltura
tradizionale, che magari guarda al biologico, con una a base di organismi
transgenici. La densità di colture che c’è nel nostro
territorio fa sì che è impossibile tenere separate le piante
GM da quelle tradizionali. Gli insetti volano”.
(27 giugno 2005)
>> L’esperimento
in dettaglio
>> Gli
altri esperimenti del progetto sull’analisi del rischio piante GM
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