> Dossier Aethina tumida
 

Diagnosi

1. Rimuovere il coprifavo e riporlo, rovesciato, sul sostegno o in terra; appoggiare il melario sul coprifavo e lasciarvelo per circa un minuto: il parassita, che rifugge la luce, cercherà rifugio sul fondo; alzare il melario ed osservare con prontezza la superficie interna del coprifavo per scoprire l'eventuale presenza di Aethina.

2. Se non si osservano parassiti nel melario, continuare l'ispezione nel nido, rimuovendo i favi di covata uno ad uno e osservandone la superficie per scoprire la presenza di adulti o di forme larvali nelle celle disopercolate (foto).

3. Una volta tolti tutti i favi, esaminare il fondo dell'arnia ponendo particolare attenzione agli angoli, dove il parassita tende a rifugiarsi per sfuggire alla luce.

4. Se l'arnia possiede un cassettino estraibile, osservarne il contenuto per individuare eventuali residui del parassita o di forme larvali.

5. Nel caso in cui si rilevi la presenza di parassiti (o di piccoli coleotteri o forme larvali presunte tali), una volta catturati (con pinzette o con le dita) introdurli in una provetta o comunque in un contenitore a tenuta (tipo vaso da miele) facendolo poi pervenire all'Istituto Nazionale di Apicoltura o all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie o ai Servizi veterinari competenti per territorio.


Altri coleotteri rinvenibili nei pressi dell'alveare non pericolosi per le api.

Controllo

Sino ad ora, per contrastare lo sviluppo del parassita, si è agito sostanzialmente su tre livelli:

Trattamento chemioterapico all'interno dell'alveare: l'unica sostanza rivelatasi sinora efficace per il controllo dell'infestazione negli Stati Uniti è il cumafos (CheckMite+®, Bayer, 10% di p.a. in strisce di plastica). Tale prodotto, non registrato in nessuno stato dell'UE, arrecherebbe un particolare danno agli apicoltori biologici, per i quali vige il divieto (Reg. CE 1804/99) di utilizzo di prodotti chimici di sintesi nella lotta ai parassiti dell'alveare.

Disinfezione del terreno antistante l'alveare: le larve mature, una volta fuoriuscite dall'alveare, tendono a penetrare in profondità variabile nel suolo per trasformarsi in crisalide. Se il terreno è troppo secco, sabbioso o estremamente umido, questo processo viene ostacolato. Negli Stati Uniti è stato sperimentato un piretroide (GardStar®, Blossomland Supplì, 40% di permetrina): opportunamente diluito in acqua sino a raggiungere la concentrazione di 0,05% di principio attivo, viene spruzzato (di sera) sul terreno antistante gli alveari.

Controllo biologico: alcuni autori (Ellis et al., 2002) hanno provato a modificare l'ingresso dell'alveare utilizzando un tubo di plastica che ostacolerebbe l'ingresso del coleottero. Nonostante la minore infestazione delle colonie trattate, rimangono delle perplessità sulla capacità della colonia di ridurre il calore durante i mesi più caldi, con conseguente riduzione della covata allevata.
La lotta alle forme larvali, eventualmente presenti nei favi in magazzino, può essere effettuata con le medesime sostanze utilizzate per la tarma della cera ad esclusione dell'anidride carbonica, rivelatasi inefficace.