Le
novità di Eurbee
Dalla lotta alla Varroa all’organizzazione sociale della colonia,
dalle nuove tecniche analitiche per il miele alla biologia dei fuchi,
i circa 230 lavori scientifici di Eurbee articolati su 13 seminari tematici
hanno toccato tutti i nodi della ricerca relativi alle api e agli apoidei.
Senza pretendere l’esaustività, ecco alcuni temi toccati
nel convegno:
Impollinazione
L’84 per cento delle colture europee necessita di impollinatori.
Le api contribuiscono solo in Europa alla crescita delle piante commerciali
per 4,25 miliardi di dollari. Queste le prime stime della neonata
European Pollinator
Initiative, che vuole frenare il declino globale degli
animali che praticano l’impollinazione. A Eurbee è stato
presentato un nuovo Alarm project che durerà 5 anni e
coinvolge 54 partner di 26 paesi. Il progetto di ricerca, presentato da
Simon Potts dell’Università
di Reading in Gran Bretagna, mira a comprendere tutti i rischi
ambientali di vasta scala, dal cambio climatico all’inquinamento,
in un approccio multidiscilpinare. Una sezione apposita si occupa della
perdita della dei pronubi. Tale modulo vuole sviluppare dei modelli predittivi
di rischio della perdita degli insetti impollinatori e cerca di valutarne
la portata economica. La quantificazione effettiva delle perdite è
prevista per il 2008 e il modello di valutazione del rischio dovrebbe
essere operativo nel 2009. A Eurbee è stato presentato uno studio
nazionale della biodiversità dei pronubi italiani, prodotto all’interno
del progetto AMA.
Api
e pesticidi
Sul
banco degli accusati per la loro tossicità nei confronti delle
api sono finite soprattutto due molecole: il fipronil e l’imidacloprid.
Il primo pesticida, secondo studi condotti in Francia nei laboratori del
Centro di Biofisica molecolare
del Cnrs di Orleans,
è risultato essere altamente tossico per il sistema endocrino delle
api e possedere una elevata capacità di accumulo nei tessuti grassi.
Per questo motivo quest’anno è stato sospeso dal mercato
francese.
Riguardo l’imidacloprid (il principio attivo del Gaucho sospeso
in Francia nel 1999 e in Italia usato per la concia dei semi di girasole)
i medesimi studi ne hanno riconfermato la tossicità di laboratorio,
ma non hanno riscontrato evidenze scientifiche la pericolosità
di campo della molecola.
”Il caso Gaucho è ancora aperto e non esistono prove di colpevolezza
– ha detto Michel Aubert del’Afssa, l’agenzia francese
per la sicurezza degli alimenti – ma secondo il principio di precauzione
non andrebbe usato”. Gli spopolamenti e le debolezze delle famiglie
osservati dagli apicoltori francesi dal 1994 nelle vicinanze dei campi
di girasole, secondo la ricerca francese non si possono quindi collegare
alla contaminazione da imidacloprid. “Potrebbero essere in atto
altri fattori, sinergie tra vari contaminanti o le razze di api potrebbero
cambiare naturalmente la loro resistenza”, ha aggiunto Aubert.
Intanto l’Università
di Udine, in collaborazione con l’Ina, ha osservato
che le ventole delle seminatrici pneumatiche utilizzate nei campi possono
emettere basse concentrazioni di imidacloprid e che il principio attivo
permane negli appezzamenti per 4-5 giorni. Durante l’esperimento
comunque la pioggia ha eliminato con efficienza il pesticida.
Genoma
dell’ape
Identificato il tratto di Dna che determina il sesso dell’ape, Martin
Hasselman e Martin Beye dell’Università
Martin Luther di Halle in Germania hanno presentato uno studio
approfondito del funzionamento della sequenza genetica individuata. Ulteriori
studi sull’argomento potranno farci conoscere meglio la dinamica
storica delle popolazioni di api.
Un team di
ricercatori di molti istituiti italiani, tra cui l’Ina, ha individuato
una nuova componente proteica nella pappa reale. Queste proteine non sono
sintetizzate dai geni dell’ape e quindi la loro origine è
stata attribuita al polline. Una descrizione completa del proteoma (le
proteine sintetizzate dal Dna) della gelatina reale potrà diventare
in futuro uno strumento per definire l’origine geografica e la qualità
di questo prodotto importante per l’industria farmaceutica, cosmetica
e alimentare. Lo studio è stato presentato da Elena
Donadio dell’Università di Pisa.
Nuovi risultati
sempre sul fronte della proteomica, ma relativamente al veleno. Lo staff
coordinato da Nico Peiren dell’Università
di Gent in Belgio, cercando
di mappare le proteine presenti nel veleno delle api, ha trovato una nuova
molecola molto simile a una proteina dell’anofele, la zanzara della
malaria. Un probabile passo in avanti nella lotta alle allergie.
Comportamento
delle api
L’aggressività della regina contro un’altra regina
si scatena con un meccanismo uguale a tutte le specie di api. Lo ha rivelato
uno studio presentato a Eurbee da Jochen Pflugfelder dell’Università
J. W. Goethe di Francoforte, che ha filmato svariati combattimenti
fra api regine arrivando a definire il momento esatto in cui avviene l’attacco.
Si tratta di una reazione chimica sviluppata dal contatto fra gli addomi
delle regine e che interessa una molecola ancora sconosciuta e assente
nelle operaie.
Un gruppo
di lavoro dell’Istituto
di zoologia dell’Università di Halle ha invece
studiato il cosiddetto nepotismo che - per esempio - induce le formiche
ad allevare con più convinzione le larve a loro geneticamente affini.
Questo potrebbe accadere anche in un alveare, dove le operaie, che hanno
madre comune e tanti padri, sono divise in tante sottofamiglie (formate
da “supersorelle” con la medesima madre e padre). Il team
di ricercatori tedeschi ha scoperto che le regine dell’ape sudafricana
(razza capensis) non sono allevate a caso ma da sottofamiglie “rare”,
cioè nate da padri sottorappresentati nella colonia. Queste sottofamiglie
particolari alleverebbero regine a loro affini.
A quante
cellette può dedicarsi un'ape nutrice per allevare ottimamente
la covata? Risposta: 3,75. Ne è convinto Christian Pirk dell’Università
di Wuerzburg (D) che con altri cinque colleghi ha simulato
al computer una colonia di api. Ogni ape virtuale, in un tempo stabilito,
era programmata per compiere 45 comportamenti (dall’igiene al foraggiamento).
Apicoltura
e piante GM
Il declino del numero di api dipende dall’introduzione sperimentale
delle colture geneticamente modificate (GM)? E’ quello che si è
chiesto lo staff inglese della Rothamsted
Research di Harpenden che in 4 anni ha studiato le popolazioni
di impollinatori di 200 siti in Gran Bretagna dove fossero coltivate piante
GM resistenti agli erbicidi. Risultato: se le colture geneticamente modificate
non sembrano avere ripercussioni su api e farfalle, l’uso di erbicidi
contro le specie vegetali spontanee (parzialmente indotto dall’uso
di colture GM) sta degradando gli habitat degli insetti impollinatori
facendone diminuire le popolazioni.
Come per
gli uomini, i geni delle piante GM si trasferiscono nello stomaco delle
api. Ad appurarlo è stato l’Istituto di zoologia dell’Università
di Halle. Hannes Kaatz e i suoi colleghi hanno scoperto che la flora batterica
dell’ape viene modificata dai geni della colza GM. Questa mutazione
viene presto riassorbita e il processo non ha quindi reali conseguenze
ecologiche, ma la ricerca ha il merito di aver focalizzato l’attenzione
su un rischio potenziale che in futuro dovrà essere considerato.
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