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Che cos’è il cloramfenicolo

Il cloramfenicolo è un potente antibiotico ad ampio spettro, inibente la sintesi proteica. Prodotto sia sinteticamente che dal batterio Streptomyces venezuelae è spesso utilizzato in medicina veterinaria (ad esempio in acquicoltura per curare le infezioni batteriche che colpiscono i pesci).

Tuttavia, il cloramfenicolo presenta una notevole tossicità nell’uomo, anche alle dosi terapeutiche; può causare depressione funzionale del midollo osseo, con anemia e pancitopenia, manifestazioni allergiche e da ipersensibilità, vomito, nausea, diarrea, ecc. Raramente può provocare l’anemia aplastica, malattia estremamente grave. Il cloramfenicolo e' stato piu' volte valutato dal Comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA), il quale ha concluso che esso può causare danni genetici e forse anche provocare tumori.

A causa della sua tossicità non si può stabilire un limite di tolleranza dei residui e, per questo motivo, la disciplina comunitaria concernente i limiti massimi residuali (MRL) per i farmaci (Regolamento 2377/1990/CEE), ne ha bandito l’utilizzo negli animali destinati alla produzione di alimenti per l’uomo. Il cloramfenicolo è inserito tra le “sostanze per le quali non possono essere fissati MRL in alcuna specie animale”, elenco riportato nell’allegato IV al Regolamento citato.

Vietato negli allevamenti europei, continua ad essere usato in Cina e Vietnam, forse per esaurire le scorte accumulate negli anni. Gli allevatori ed esportatori di crostacei lo usavano per prevenire malattie e far accrescere più rapidamente gli animali. Il suo uso nelle pratiche apistiche è testimoniato dai residui riscontrati in molti campioni di miele. Secondo il sito Axabiotech viene aggiunto al miele per evitarne la fermentazione.