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Un miele spaziale
L’ultima frontiera della valorizzazione dei prodotti alimentari? Tra le stelle


Galleggiando a gravità zero, l’astronauta afferra un vassoio dal ripiano dell’astronave, buca con delicatezza il contenitore sotto vuoto e inizia a mangiare. Non si tratta di pillole. L’aroma è inconfondibile, il colore ambrato anche. E’ miele. Ma non un miele qualsiasi. Per l’uomo nello spazio è un ricordo delle sue origini: un miele raccolto dalle api delle sue lontane terre natali.

Si tratta di un esperimento scientifico. Ma – anche – di una delle più straordinarie operazioni di promozione di alimenti tipici e tradizionali.

L’astronauta è Roberto Vittori, 40 anni, originario di Viterbo e il miele è un monoflora di eucalipto della pianura pontina. L’esperimento, nome in codice FTS (Food Tray in Space, vassoi alimentari nello spazio), è avvenuto il mese scorso nella Stazione spaziale internazionale, raggiunta da Vittori con la navicella Soyuz TMA-5, un progetto dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e della sua omologa russa, la Roscosmos.

Russi ed europei per un'unica operazione, Eneide: una missione scientifica di dieci giorni, ricchissima di esperimenti, addirittura 22, condotti da Vittori nel campo della biologia, fisiologia, tecnologia, didattica. Ma, contemporaneamente, una missione promozionale del Lazio, delle sue aziende e dei suoi prodotti. Anche agricoli.
Eneide infatti è frutto di un contratto tra ESA, Ministero della difesa e Regione Lazio. Proprio quest’ultima ha contribuito direttamente con circa 2,5 milioni di euro; altrettanti ne ha erogati tramite la Filas, una delle finanziarie regionali per lo sviluppo delle piccole e medie imprese (altri partner sono stati Finmeccanica, il Polo tecnologico tiburtino, la Camera di commercio di Roma e il Ministero delle attività produttive).

Anche il progetto FTS, che ha portato il miele nello spazio, nasce in Lazio. Ed esattamente a Roma, nelle stanze dell’ARSIAL, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura.

Di cosa si tratta? “Avevamo individuato 15 alimenti nell’ambito del progetto Agricoltura Qualità della Regione - spiega Andrea De Benedetto, che per l’Arsial ha seguito la parte organizzativa del progetto – Cercavamo di coprire un po’ tutto il Lazio. I prodotti sono stati inviati poi in Russia per le analisi microbiche. Alla fine di 15 ne sono rimasti solo 6: tre prodotti da forno, delle nocciole, del pecorino e il miele di eucalipto della pianura pontina. Tutto è stato messo su un vassoio di nostra progettazione” (nella foto Arsial; il miele è il secondo in basso da destra).

Tutti gli alimenti fanno parte di un Albo nazionale che raggruppa oltre 4mila prodotti censiti dalle Regioni perché ottenuti secondo metodi praticati sul territorio da almeno 25 anni. ”Vittori ha valutato se il vassoio riusciva a mantenere le proprietà organolettiche di questi prodotti – continua De Benedetto - e se la consistenza e la quantità erano adatte”. Lo scopo: garantire il benessere psicologico dei cosmonauti con il cibo, definito “un elemento di conforto psicologico, soprattutto in condizioni di stress”.

“La nostra aspirazione è quella di partecipare a future missioni spaziali – spiega Riccardo Panunzio della Filas, coordinatore scientifico dell’intera missione – vogliamo infatti contribuire alla dieta degli astronauti dell’ESA con dei prodotti tipici della Regione. Ma ci stiamo muovendo anche per dei prodotti extra-regionali”.

Un business notevole se si pensa che in Italia 148 prodotti (il 20% del totale comunitario) possono fregiarsi del marchio a denominazione di origine (DOP o IGP). Senza parlare dei vini: sono 400 le DOCG, DOC e IGT (il 60% della produzione nazionale di vino) e generano un fatturato di circa 8 miliardi di Euro e un valore delle esportazioni superiore ai 3 miliardi di Euro, la principale voce dell'export agroalimentare nazionale (dati di Coldiretti).

Il miele della missione è stato fornito da Onoratino Pannone, presidente di Apilazio. Che racconta di non aver saputo nulla fino a un mese fa: “L’Arsial mi aveva chiesto del miele. Era un periodo di magra e mi preoccupavo di non averne abbastanza. Invece me ne hanno chiesto solo 8 chili. Nei mesi successivi ogni tanto mi chiedevano di certificare qualcosa o di mandare qualche autorizzazione. Morale della favola, ho mandato più carta che miele”. La notizia dell’effettiva destinazione del miele arriva a 20 giorni dalla missione. “E’ stata una sorpresa, ma sono felice che c’era qualcosa di mio lassù”. E, dopo questa operazione, quale sarà il futuro del miele di eucalipto della pianura pontina? “Stiamo decidendo se avviare la procedura per fare diventare questo miele un IGP o una DOP, ma ancora non c’è una posizione ufficiale”.

I dati del test di Vittori non sono ancora disponibili ufficialmente ma l’astronauta ha assicurato alle agenzie che tutto è andato bene. In particolare, il miele era ottimo. Quindi, per la prima volta potrebbe entrare ufficialmente nella dieta dei cosmonauti.

Il passo successivo sarà portare le api nello spazio? Le fattorie su Marte avranno gli alveari? Intanto Vittori ha portato con sé dei grilli, per valutarne la capacità di fecondare uova. Sono morti tutti.

>> Il progetto FTS in dettaglio: cosa mangiano e cosa mangeranno gli astronauti

>> Per approfondire su Eneide: LazioSpazio.it


(30 maggio 2005)