Quali
razze ci sono in Italia?
Oltre alle due storiche razze di api, la ligustica e la sicula,
in Italia è arrivata anche una terza ape, la carnica.
Ma si tratta di un'importazione recente, che rischia di danneggiare il
patrimonio genetico della nostra ape.
La
ligustica, l’ape italiana che ha girato il mondo
E’ la razza più diffusa e quella più adattabile ai
diversi climi. Originaria della penisola italiana è stata esportata
in tutto il mondo nei primi decenni del secolo scorso, soppiantando ben
presto la razza europea (A. m. mellifera) che aveva seguito i
colonizzatori del vecchio continente nelle Americhe e in Australia. Ora
è allevata in molti paesi che possiedono un’apicoltura avanzata.
Molto docile per l’allevamento, riesce a svernare anche nelle zone
fredde, ma la sua biologia la rende più adatta a vivere in un clima
mediterraneo, o temperato caldo, con inverni brevi. Produce infatti molta
covata durante l’intera stagione attiva, con un’interruzione
relativamente breve attorno alla fine dell’anno. La sua docilità
e la scarsa attitudine a sciamare ne fanno un’ape ideale per l’allevamento.
E’ diffusa in tutta Italia in maniera piuttosto omogenea.
La sicula, un ponte verso l'Africa
L’esistenza di due tipi di api in Italia – quelle scure e
quelle chiare – è menzionato nei testi di Aristotele e ne
trattano anche Marrone, Columella e Virgilio. Ciò nonostante l’identificazione
dell’ape scura di Sicilia, si è avuta ufficialmente solo
nel 1881.
L’allevamento dell’ape sicula è legato ad
un’apicoltura tradizionale basata sull’uso di un’arnia
orizzontale costruita con i fusti secchi di Ferula communis (di
lato).
Negli ultimi decenni le massicce importazioni di ligustica e l’introduzione
di un’apicoltura moderna e razionale hanno provocato una
drastica riduzione delle popolazioni pure di sicula.
Attualmente c’è un solo apicoltore che seleziona api regine
sicule “doc”.
L’ape sicula, poco aggressiva, è collocata in una
zona intermedia tra le razze europee del mediterraneo centrale e le razze
nord-africane. Di esse mantiene la cosiddetta poliginia temporanea, ovvero
la tendenza alla convivenza di più regine nello stesso alveare
per un certo periodo di tempo.
La
carnica, l’ape scura che viene dall’est
Tradizionalmente allevata nel sud-est dell’Austria (in Carinzia)
e in Slovenia, è distribuita in una vasta area che va da Vienna
fino ai Balcani settentrionali, fino ad arrivare ai confini occidentali
della Bulgaria, dove lascia posto alla razza macedonica. La vasta
esportazione della carnica permette di incontrare quest’ape
anche in molte zone dell’Europa centrale. La possiamo trovare nel
nord-est della nostra penisola.
La carnica è un’ape scura di grossa taglia, particolarmente
adatta ai climi continentali con inverni lunghi e freddi. L’interruzione
della covata è infatti piuttosto ampia ed è seguita da una
ripresa primaverile piuttosto rapida. Rispetto alla ligustica, la carnica
si reca a raccogliere polline e nettare più lontano della normale
ape italiana.
In Slovenia è considerata patrimonio nazionale, tanto che il presidente
della piccola repubblica l’ha addirittura citata in occasione del
Trattato di adesione all’Unione europea, nel 2003.
Da noi la sua presenza è una fonte di inquinamento genetico per
la purezza della razza ligustica, la cui qualità è
rinomata in tutto il mondo.
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