Api
e pesticidi: cosa non va negli attuali schemi?
L’ICPBR Bee Protection Group ha l’incarico di definire le
linee guida per la normativa
europea sulla protezione dell’ape dai rischi di pesticidi, all’interno
del programma Environmental Risk Assessment della EPPO/CoE (European
and Mediterranean Plant Protection Organisation/Council of Europe).
Frutto del lavoro di questo lavoro sono la EPPO Guidelines 170 (Guidelines
for the efficacy evaluation of plant protection products – Side
effects on honeybees) e l’EPPO Risk Assessment Scheme
(Decision-making scheme for the environmental risk
assessment of plant protection product on honeybees), che
vengono adottate in Europa nella procedura di registrazione dei prodotti
fitosanitari.
Non si tratta
di documenti cristallizzati ma di protocolli continuamente messi in discussione
durante i simposi internazionali a cui partecipano con regolarità
gli scienziati del CRA – INA.
Occhi
puntati sulla covata: un nuovo test allo studio
Un primo problema è quello degli effetti dei pesticidi sulle larve
delle api. Nella normativa attuale tale studio è previsto solo
per gli IGR (regolatori della crescita), ma da York è emersa la
necessità che la stima della tossicità acuta sia prevista
anche per la covata, come per le api adulte. Non esistono però
test di laboratorio validati, controllabili e riproducibili. Secondo Roland
Becker (BASF, Germania) il rischio di questi test è quello
di sovrastimare gli effetti del pesticida, perché nei laboratori
non si può valutare il ruolo delle api nutrici che fungono da tramite
nell’alimentazione delle larve. Ciò nonostante ha suscitato
molto interesse l’intervento di Pierrick Aupinel
(INRA, Francia) sulla messa a punto di un test in vitro sulle
larve, in grado di effettuare numerose repliche su un elevato numero di
individui. Diversi laboratori (tra cui anche il laboratorio di tossicologia
del CRA – Istituto nazionale di apicoltura) si sono proposti per
far parte di un ring test, che ha lo scopo di validare
il metodo.
Capire i danni più sottili, la soluzione francese
Un secondo problema è quello degli insetticidi sistemici,
come l’imidacloprid. Secondo Anne Alix (INRA-DGAL,
Francia) l’attuale normativa europea, che
privilegia gli effetti legati al contatto diretto dell’ape con le
sostanze tossiche, non tiene conto dei rischi posti da questo tipo di
prodotti che - tramite il polline e il nettare – possono essere
riportati all’alveare, estendendo il rischio all’intera colonia.
Ma quale modello adottare per capire il meccanismo di azione queste molecole
insidiose? In Francia, proprio in seguito al “caso imidacloprid”
un comitato tecnico si è occupato di elaborare un protocollo per
la valutazione del rischio dei prodotti sistemici, successivamente adottato
dalla commissione di studio della tossicità dei pesticidi. Questo
approccio tiene in considerazione gli aspetti legati all’esposizione
attraverso l’alimento, calcolata per le diverse categorie di api:
bottinatrici (di nettare, di polline), api del nido (nutrici, ceraiole,
api invernali) e larve (operaie e maschi). In questo contesto si sviluppano
i cosiddetti effetti subletali, ovvero le azioni che il pesticida potrebbe
avere sul comportamento dell’ape. Nonostante vari studi e tentativi,
attualmente per le api non sono disponibili dei test subletali validati
e riproducibili. Opinione maggioritaria del simposio (ma si sono levate
anche voci discordanti) è che gli studi degli effetti subletali
possano fornire solo informazioni supplementari e che un test di campo
(o semi-campo) eseguito accuratamente renda superflua la loro valutazione.
Dai
mammiferi alle api, un nuovo modello ecologico
Un nuovo approccio presentato a York è quello che cerca di capire
gli effetti dei fitofarmaci a livello ecologico (forza delle colonie,
attività di bottinamento) ed economici (impollinazione). Chris
Topping (NERI, Danimarca) ha illustrato un modello di tipo LABM
(Landscape-scale Agent-Based Model), in grado di
riprodurre una porzione di territorio con tutte le sue caratteristiche
e simulare le dinamiche e l’ecologia delle popolazioni, tenendo
conto di tutti i singoli individui (in questo caso api). Il modello proposto
è ALMaSS (Animal, Landscape and Man Simulation System),
creato per valutare gli effetti delle alterazioni della struttura del
territorio sulle popolazioni di animali in Danimarca. Attualmente viene
utilizzato solo sui mammiferi, ma Chris Topping ha prospettato un adattamento
per l’uso sulle api.
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