Non
solo pesticidi: la salute delle api in Europa
Dai fitofarmaci ad altre – e più nascoste – cause di
morie. L’approccio dell’IAHAC (International
Apis Health Assessment Committee), il sottogruppo che si occupa
delle problematiche di salute delle api a livello mondiale,
sta affinando la sua ricerca ad altri possibili fattori responsabili del
declino del numero di api: uno studio multifattoriale
che si basa su sistemi efficaci di monitoraggio degli apicidi e delle
loro cause.
Pochi Paesi
hanno pensato a sviluppare un monitoraggio delle cause di morie di api.
Tra questi, Francia, Germania, Regno Unito e Italia. Ma, mentre la sperimentazione
francese (2002-2005), non ha dato risultati univoci, Libby Barnett (CSL)
ha illustrato i risultati di oltre 20 anni di monitoraggio degli effetti
dei pesticidi su api e altri impollinatori in Gran Bretagna.
Il risultato è in controtendenza rispetto a quanto si dice solitamente:
il numero di apicidi dal 1994 ad oggi in Regno Unito
è notevolmente diminuito (da oltre 50 a meno di 30 all’anno)
e tra questi sono sempre meno quelli imputabili all’uso
di pesticidi. Una diminuzione attribuita al miglioramento delle
procedure di registrazione dei fitofarmaci, che tengono maggiormente conto
degli effetti collaterali sull’ambiente. Anche in Germania
(in cui il sistema di monitoraggio è estremamente efficace e organizzato,
sin dal 1956) il dibattito scientifico è arrivato alla conclusione
che i pesticidi - sotto accusa era l’imidacloprid - non possono
essere additati come responsabile delle morie del 2002 e 2003. Sono stati
invece presi in considerazione altri fattori, tra cui le condizioni meteorologiche,
la nutrizione, l’impiego di prodotti contro le malattie delle api
e l’abitudine a pratiche apistiche poco corrette. Questo approccio
multifattoriale ha ispirato in Germania un progetto di monitoraggio su
150 apiari e 1500 colonie che a partire dal prossimo anno prenderà
in considerazione tutti i sopracitati fattori, oltre ai pesticidi.
Diversa invece
la visione italiana alla questione, in cui sono ancora
i pesticidi i principali
imputati delle morie di api. Piotr Medrzycki del CRA
- Istituto nazionale di apicoltura [foto] ha presentato
i risultati dei questionari distribuiti agli apicoltori italiani. E’
emerso che i problemi alle api si sono verificati soprattutto durante
e dopo la semina del mais e in vicinanza di vigneti
in concomitanza con i trattamenti per la flavescenza dorata. Lo spettro
di comportamenti anomali osservati dagli apicoltori è inoltre risultato
compatibile con gli effetti di avvelenamento da pesticidi.
Su questa base l’INA ha avviato diverse sperimentazioni. Se per
il mais è sotto accusa la dispersione dell’imidacloprid durante
la semina del mais conciato con Gaucho, il monitoraggio effettuato nelle
aree viticole dell’Emilia Romagna nel 2002 e 2003, ha individuato
come principale responsabile della mortalità delle api il fenitrothion
microincapsulato, soprattutto nel 2002, mentre nel 2003 si è osservato
da parte dei viticoltori il passaggio ad un uso più diversificato
di principi attivi, grazie anche all’intervento del Servizio Fitosanitario
locale nell’educazione ad un corretto uso degli agrofarmaci.
Medrzycki ha poi presentato i primi risultati di sperimentazioni intraprese
in seguito alle segnalazioni di alcuni allevatori di api regine dell’Emilia
Romagna, che hanno riscontrato la presenza di regine malformate
e con problemi di mobilità, in particolare nel periodo che va dalla
prima settimana di giugno alla prima settimana di luglio. La presunta
causa è l’uso di IGR (regolatori della crescita) nei peschi
e nei vigneti. Oltre alle analisi sulle matrici (gelatina reale, celle
reali, polline e api morte) il gruppo dell’INA e dell'Università
di Bologna ha anche effettuato delle prove sperimentali per studiare gli
effetti sullo sviluppo larvale delle regine degli IGR più comunemente
usati nelle colture in oggetto. I primi risultati sembrerebbero indicare
tebufenozide come possibile responsabile.
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