>APO-IDEA  
 

I

ANNO 2 Numero 2
Claudio Porrini [1], Anna Gloria Sabatini
[2]

Api e tossicità da agrofarmaci

[1] DiSTA - Area Entomolgia, Università di Bologna
[2] CRA - Istituto nazionale di apicoltura


Contatti:cporrini@entom.agrsci.unibo.it

I requisiti degli studi ecotossicologici, relativi all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, sono regolati dalla Direttiva europea 91/414/CEE del 15 luglio 1991. Le disposizioni riguardano gli effetti sull’ambiente e sugli organismi utili, in particolare api e altri impollinatori. Diverse Istituzioni internazionali, come l’EPPO (
European and Mediterranean Plant Protection Organization) e il Consiglio di Europa, hanno collaborato per armonizzare i sistemi di valutazione in uso. Il protocollo messo a punto è disponibile per tutti gli Stati membri in Europa, ma ogni Paese può scegliere autonomamente le metodologie da adottare.
La Direttiva citata è basata sul concetto del rischio che ha sostituito quello dell’innocuità, essendo la tossicità una proprietà comune a tutti gli agrofarmaci. Quindi, la valutazione di un prodotto può essere fatta soltanto dopo aver condotto prove in laboratorio e in campo, che permettono di classificarlo a rischio alto, medio, basso o trascurabile per l’ape. Ogni fase della procedura, che considera parecchi fattori come la dose impiegata, il metodo di applicazione, la coltura trattata, ecc., conduce ad una valutazione del rischio oppure ad una ulteriore prova.
Le tre variabili che entrano in gioco nel determinare la tossicità (in laboratorio) e la pericolosità (in campo) di un agrofarmaco sono rappresentate dalle caratteristiche della molecola, dall’ambiente in cui il prodotto viene impiegato e dall’organismo su cui se ne valuta l’effetto. In laboratorio, contrariamente al campo, la molecola è protetta dai fattori di degradazione, mentre l’ape è stressata dalla forzata clausura. Quindi, se le prove in laboratorio non forniscono elementi di tossicità, il prodotto, nella maggioranza dei casi, si può definire innocuo. E’ evidente però che il metodo più affidabile per la stima del rischio è quello che più si avvicina alle condizioni della normale pratica agricola. Tuttavia questo implica procedure molto costose e laboriose da mettere in opera e, a volte, i dati ottenuti possono essere di difficile interpretazione. Un’utile alternativa è la combinazione dei saggi effettuati in laboratorio e in campo. Quando però i dati non coincidono sono considerati più attendibili quelli di campo. La recente immissione sul mercato di nuovi agrofarmaci, la cui azione verso le api non provoca necessariamente fenomeni di mortalità ma può influenzare il comportamento degli adulti e lo sviluppo della covata, ha indotto i ricercatori a studiare nuovi metodi di valutazione che tengano conto di tali caratteristiche.