>APO-IDEA  
 

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ANNO 2 Numero 3
Stefan Bogdanov [1], Verena Kilchenmann, Anton Imdorf, Peter Galliman
Cera d'api:un prodotto naturale in pericolo


[1] Agroscope Liebefeld-Posieux, Swiss Bee Research Centre, Liebefeld - Bern (CH)

Corresponding author: stefan.bogdanov@alp.admin.ch


Questo articolo tratta delle principali problematiche legate alla qualità della cera di Apis mellifera: produzione e lavorazione da parte di apicoltori e aziende specializzate, composizione chimica, caratteristiche sensoriali e fisico-chimiche. Vengono altresì fornite informazioni sugli usi e sul mercato della cera.

I maggiori problemi riguardo alla qualità della cera oggi sono l’adulterazione e la contaminazione. La contaminazione dovuta ad inquinanti ambientali è poco importante, mentre i principali contaminanti sono acaricidi sintetici persistenti usati in apicoltura. Numerosi studi su questo argomento sono stati realizzati dal Centro svizzero di Ricerche apicole di Liebefeld a partire dal 1991. Sono stati indagati in campo i livelli di contaminazione da bromopropilato (Folbex VA), cumafos (Perizin), fluvalinate (Apistan), and timol (Apilife VAR) nella cera e nel miele. I campioni sono stati analizzati mediante cromatografia con rilevatore a cattura di elettroni. Dai dati emerge che in seguito ad un trattamento acaricida la cera risulta contaminata da tutti i principi attivi menzionati, con un livello di residui che nei favi da miele è tra le 5 e le 10 volte più basso che nei favi da covata. I residui nel miele rimangono invece tutti al di sotto del limite stabilito per la Svizzera (MRL, Maximum Residue Level).

E’ stato anche studiato l’andamento dei residui di timolo in diverse condizioni di stoccaggio dei favi: i risultati mostrano che il timolo evapora molto rapidamente quando i fogli cerei vengono stoccati su telaini con libero ricambio d’aria o vengono posti nell’alveare durante la raccolta del nettare.

E’ stata poi effettuata una sperimentazione di laboratorio sul comportamento di quattro acaricidi - bromopropilato, cumafos, fluvalinate e flumetrin (Bayarol) – oltre che di timolo e paradiclorobenzene, durante il riciclaggio dei favi vecchi in cera nuova a diverse temperature di fusione. In media la concentrazione di acaricidi nella cera nuova è stata di 1,7 volte maggiore di quella nei favi vecchi a tutte le temperature, ad eccezione del paradiclorobenzene, la cui concentrazione è risultata inalterata.

Infine vengono presentati i risultati di un monitoraggio a lungo termine sulla cera svizzera presente sul mercato. Tutti i campioni analizzati contenevano bromopropilato, cumafos, fluvalinate, timolo e paradiclorobenzene in diverse quantità. Lo studio ha mostrato che la concentrazione degli acaricidi nella cera aumenta con l’aumentare del numero di applicazioni, ma diminuisce molto lentamente una volta cessato l’uso del principio attivo. Vengono infine discusse le misure per la prevenzione della contaminazione.