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I

ANNO 3 Numero 1
Donato Tesoriero [1], Fabio Sgolastra [2], Sara Dall’Asta [2], Francesca Venier [2], Anna Gloria Sabatini [1], Giovanni Burgio [2], Claudio Porrini [2]

Effetti della colza Bt sull’attività di bottinamento di Apis mellifera in ambiente confinato e di Osmia rufa in laboratorio


[1] CRA - Istituto Nazionale di Apicoltura , Bologna, Italia

[2] DISTA - Area Entomologia, Università di Bologna, Italia

Le piante geneticamente modificate (GM) possono avere effetti sulle api diretti o indiretti. Gli effetti diretti sono quelli che dipendono da quando un’ape ingerisce una proteina nuova espressa da una pianta GM. Gli effetti indiretti possono avvenire se il processo di introduzione del transgene nella pianta crea cambiamenti inattesi al fenotipo della pianta cambiandone l’attrattività verso le api o il suo valore nutritivo. Sono stati studiati gli effetti diretti e indiretti della colza transgenica (Brassica napus cv. Westar) che esprime la proteina Cry1Ac sull’attività di foraggiamento di Apis mellifera e di Osmia rufa.

Per valutare se la modificazione genetica ha creato un cambiamento inatteso nel fenotipo delle piante, sono state eseguite analisi quantitative e qualitative del polline e del nettare. A 18°C sono state registrate differenze significative tra piante isogeniche e transgeniche: i fiori GM producevano significativamente meno nettare di quelli isogenici (P=0,006) ed inoltre il suo contenuto zuccherino era più basso nei fiori trangenici (65,7%) rispetto a quelli isogenici (82,2%). A 26°C la produzione di nettare era ancora maggiore nelle piante isogeniche ma la differenza non era significativa. Le piante transgeniche contenevano 8,94±0,31 ppb di tossina Bt, ma nessuna differenza è stata evidenziata nella quantità di polline prodotta dalle piante transgeniche rispetto alle piante isogeniche.

E’ stata studiata l’attività di bottinamento delle api sui fiori transgenici delle piante di colza in condizioni di semicampo in una tunnel di rete di 6 x 3 m. Alle bottinatrici di un nucleo di A.mellifera (circa 2000 operaie) veniva consentito di scegliere tra piante di colza GM e piante non trasformate allo stesso stadio fiorale. Il numero di ciascun tipo di pianta variava in dipendenza dalla fioritura. Sono state registrate le frequenze di visita delle api ai fiori, la loro durata media e la frequenza di spostamento tra i fiori.

Le frequenze di visita delle api sui fiori isogenici e transgenici osservate (in media 0,41 e 0,59, rispettivamente) non differivano significativamente da quelle attese, ed anche la durata delle visite compiute dalle api sui fiori isogenici era comparabile a quella registrata sui fiori isogenici (in media 10,80 e 10,77 rispettivamente). Le frequenze di spostamento da parte delle api da un fiore di un certo fenotipo verso uno dello stesso fenotipo o dell’altro fenotipo non differivano significativamente dalle frequenze attese.

Uno studio correlato è stato condotto in laboratorio a 26°C usando 14 femmine neo sfarfallate di O.rufa. Ciascuna femmina è stata messa in un cilindro di vetro chiuso con all’interno sei fiori di colza, 3 isogenici e 3 transgenici, disposti alternativamente ai vertici di un esagono, inseriti in una base di polistirolo. Il comportamento delle osmie è stato registrato per 30 minuti e successivamente analizzato col programma Observer®.

Non sono state osservate differenze significative tra piante isogeniche e transgeniche rispetto al tempo medio trascorso su ciascun fiore e alla durata totale della prima, della seconda e delle visite successive. Comunque le osmie trascorrevano sempre, in media, più tempo sui fiori isogenici. Anche il numero di volte che le osmie visitavano lo stesso fiore di colza durante ciascuna prova era simile, con una media di 2,8 volte i fiori isogenici e 3,0 volte quelli transgenici.