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ANNO 3 Numero 1
Paola
Zucchi [1], Gian Luigi Marcazzan [2], Michele Dal Pozzo [2], Anna Gloria
Sabatini [2], Fausto Desalvo [3], Ignazio Floris [4]
Il contenuto di etanolo nel miele per la valutazione di processi
fermentativi
[1] Dipartimento di Scienze degli Alimenti, Università
di Bologna, Italia
[2]
CRA - Istituto Nazionale di Apicoltura , Bologna, Italia
[3] Dipartimento di Matematica, Università di Bologna, Italia
[4] Dipartimento di Protezione delle Piante - Sez. Entomologia Agraria,
Università di Sassari, Italia
Corresponding author: paola.zucchi@unibo.it
Le principali cause di fermentazione del miele riportate in letteratura
sono il suo contenuto in acqua, esprimibile in umidità (%) o attività
dell’acqua (aw), la carica batterica e la temperatura di conservazione.
Attualmente l’eventuale stato fermentativo di un miele viene verificato
dall’analisi sensoriale effettuata da un analista esperto. Risulta
tuttavia di importanza fondamentale disporre, sia in fase di produzione
che di controllo, di un parametro e di un metodo di analisi in grado di
definire in termini oggettivi la presenza di un processo fermentativo
e, nel contempo, definire un limite soglia che differenzi un miele fermentato
da un miele non fermentato.
In questo lavoro è stata presa in considerazione una procedura
per valutare l’insorgere e l’andamento della fermentazione
in mieli conservati a diverse temperature (corrispondenti a possibili
e reali temperature di stoccaggio) e a diverse percentuali di umidità.
Il miele scelto per la sperimentazione era un millefiori primaverile-estivo
prodotto nella pianura emiliana, principalmente da nettare di tiglio e
di ailanto e da melata, quindi caratterizzato da componenti aromatiche
forti. Il campione è stato suddiviso in 5 sottocampioni, ognuno
dei quali è stato portato a un grado di umidità definito
(16, 17, 18, 19, 20%) e sottoposto ad analisi chimiche per stabilire il
contenuto iniziale di etanolo, acidità, umidità e Aw, e
ad analisi microbiologiche. Ogni campione è stato poi ulteriormente
suddiviso in 5 sottocampioni, ognuno stoccato ad una diversa temperatura
(15, 20, 25, 30, 35°C) e sottoposto nuovamente alle analisi chimiche
e ad una analisi sensoriale, allo scopo di valutare la soglia di percettibilità
della fermentazione. I campioni sono stati stoccati complessivamente per
18 mesi.
I risultati ottenuti hanno confermato che le principali cause della fermentazione
nel miele sono la temperatura di conservazione e la percentuale di acqua;
in particolare i valori critici sono risultati 30°C per la temperatura
e 20% per l’umidità. E’ interessante notare che i campioni
contenenti il 18% di umidità conservati a 15°C non sono mai
fermentati e lo stesso per i campioni conservati alla temperatura di 35°C
(tranne che per l’umidità del 20%). Si può supporre
che tale temperatura sia già sufficiente per impedire lo sviluppo
di lieviti eventualmente presenti.
E’ anche emersa l’importanza dello stato fisico del miele:
condizioni che in un miele liquido non portano alla fermentazione, favoriscono
invece il fenomeno nel miele in fase di cristallizzazione, a causa della
presenza di molecole d’acqua libere. I risultati ottenuti hanno
inoltre mostrato che tutti i campioni nei quali l’analisi sensoriale
aveva rilevato la presenza di un processo fermentativo allo stato iniziale
presentavano un contenuto di etanolo che variava da 140 a 160 mg/kg, confermando
i valori limite suggeriti in letteratura. Tale limite è stato valutato
per un miele multiflorale, mentre in un miele con caratteristiche delicate
la soglia di percezione organolettica potrebbe risultare più bassa.
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