Tecniche
biochimico-molecolari in campo apidologico
Bologna,
14 Maggio 2003
Durante
la conferenza intitolata "Tecniche biochimico-molecolari in campo
apidologico" sono state esposte le nuove acquisizioni tecnico scientifiche
di utilizzo per numerosi campi di applicazione, non ultimo quello dell’apicoltura
e dei settori ad essa correlati.
L’evento
è stato seguito da un pubblico eterogeneo confluito da tutta Italia
che ha annoverato studenti, professori universitari, ricercatori di istituti
di ricerca che da tempo collaborano con l’Istituto e specialisti
del settore.
Il
Dr Antonio Felicioli, ricercatore presso l’università
di Pisa, ha aperto la conferenza parlando della proteomica e delle sue
applicazioni nella presentazione "Applicazione della proteomica
in apidologia". Con semplicità di linguaggio e professionalità
il Dr Felicioli ha messo in evidenza i principi generali sui quali poggia
tale settore della biologia e le accortezze tecniche da adottare nelle
analisi. É seguita inoltre una carrellata delle apparecchiature
per le analisi corredata dai potenziali investimenti necessari per l’acquisto
degli strumenti.
Quello
che emerso è che la proteomica, ovvero lo studio e la caratterizzazione
delle proteine totali di un organismo, è una tecnologia d’avanguardia,
già utilizzata in diversi settori, dalla diagnosi clinica alla
ricerca pura.
Le
fasi fondamentali delle analisi consistono nell’estrazione delle
proteine, nella loro separazione sulla base delle proprietà chimico-fisiche,
dell’individuazione, tramite confronto con altri campioni, delle
proteine target, quindi dell’isolamento di tali proteine e della
loro caratterizzazione, effettuata in base alla composizione e alla sequenza
aminoacidica. Alla caratterizzazione segue il confronto con le proteine
disponibili nelle banche dati internazionali, appositamente create. Tale
schema di studio non è però rigido ma può essere
condotto interamente o anche solo parzialmente a seconda del livello di
informazione che si vuole raggiungere. I principi chimico-fisici sulla
base dei quali è possibile separare le proteine sono fondamentalmente
due: il differente punto isoelettrico - ovvero il punto in cui, ad un
determinato pH, una proteina acquista una determinata carica - e la differente
velocità di migrazione in un campo elettrico. A tale separazione
consegue un’immagine a spot (macchie) che permette di identificare
le differenti proteine. Tramite confronto è possibile fare conclusioni
sulla loro presenza/assenza e potenziale attività.
Per
quanto riguarda il campo apistico, uno degli esempi esposti è stato
lo studio dei differenti ecotipi, alla ricerca delle differenze biochimiche
che questi sviluppano. Un approccio che ci darebbe spiegazione della diversità
osservata tra differenti gruppi (razze, linee di allevamento, sottospecie)
di api. Un’altra applicazione di notevole interesse è la
possibilità di seguire la presenza e l’attività di
determinati enzimi durante lo sviluppo di un organismo, meccanismo che
a tutt’oggi non è ancora stato chiarito e che costituisce
l’attuale interrogativo principale della genetica dello sviluppo.
Ha
fatto seguito l’esposizione del Dr Alberto Marino,
collaboratore e responsabile per l’Istituto Nazionale di Apicoltura
delle analisi molecolari sul DNA di api e di altri organismi. La presentazione
"Caratterizzazione genetica dell’ape italiana"
ha messo in evidenza le tecnologie e le conoscenze attualmente disponibili
per le indagini genetiche di maggiore importanza. In particolare, dopo
un’introduzione sui principi generali, sono state spiegate nel dettaglio
le tecniche di amplificazione tramite la reazione a catena della polimerasi
(PCR; dall’inglese Polymerase Chain Reaction), di sequenziamento
automatico del DNA e di caratterizzazione genetica tramite marcatori microsatelliti.
Queste
tecniche di laboratorio oggi utilizzate per una vasta serie di applicazioni
- che spaziano dalle scienze forensi alla diagnosi medica, dalla microbiologia
all’agronomia - sono state applicate con successo anche all’apicoltura.
In particolare l’obbiettivo finale è la caratterizzazione
genetica delle differenti razze per quantificare il flusso genico tra
popolazione naturale e popolazione allevata, tra razze estere e razze
italiane e in ultima analisi per tracciare una sorta di "pedigree
dell’ape" da utilizzare nella certificazione delle regine soggette
al commercio.
Dall’esposizione
si è evinto che le svolte fondamentali in queste tecniche si sono
avute con la scoperta di alcuni enzimi (per es. Taq polimerasi) e con
le automazioni degli apparecchi. Tramite PCR quindi, risulta possibile
isolare un gene di interesse, amplificarne il numero di copie presenti
in soluzione e sequenziarlo, ovvero risalire all’esatta sequenza
nucleotidica. Ciò è reso possibile grazie ad una particolare
reazione detta "secondo Sanger" il cui prodotto viene successivamente
analizzato dal sequenziatore automatico. I risultati ottenuti con queste
metodiche sono di notevole interesse in quanto, per quanto riguarda la
distribuzione delle sottospecie di api, si è visto che esse sono
molto affini tra loro e fondamentalmente raggruppabili in tre grandi gruppi
evolutivi (ipotesi già formulata sulla base dei dati morfologici
e successivamente confermata dai dati genetici): il gruppo delle centroeuropee
(M), il gruppo delle italiane e balcaniche (C; distinguibili le une dalle
altre) e il gruppo delle africane (A). Nell’ambito della popolazione
italiana peninsulare, invece, sembrano non esserci grandi differenze;
si è evidenziata una potenziale distinzione tre le popolazioni
della Sardegna e il resto dell’Italia (campioni di A. m. sicula
non sono ancora stati inclusi nell’analisi). Inoltre alcuni indici
danno evidenza di un forte livello di inincrocio. Questo quadro sembrerebbe
derivato da un commercio molto intenso di regine allevate. Il dato è
tuttavia il risultato di un primo screening e va confermato da un più
alto numero di campioni.
Alle
presentazioni è seguita una fervida discussione che ha denotato
l’interesse del pubblico e le aspettative che il mondo accademico
ripone nelle nuove tecnologie. Ne è emersa, in totale accordo,
la convinzione che la sovrapposizione di tecniche diverse può fornire
un quadro quanto mai chiaro degli interrogativi di interesse.
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