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Insetti produttori di melata e spore presenti nei mieli

Bologna, 16 giugno 2003

a cura di Mirella Capelli

Dr Rinaldo Nicoli Aldini (Istituto di Entomologia e Patologia Vegetale, Università Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza)

Insetti produttori di melata



Dr Donat Magyar (ingegnere agroambientale dell’Accademia Ungherese presso l’Istituto di Protezione delle Piante, Dipartimento di Fitopatologia di Budapest, specializzato in micologia e monitoraggio aerobiologico, coordinatore del Bollettino Aerobiologico Ungherese)

Le micoparticelle come possibili indicatori di melata: Caratterizzazione delle spore osservate nei mieli mediterranei e tropicali
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Scopo del seminario era approfondire un aspetto ancora poco conosciuto del mondo della melissopalinologia: la presenza delle spore nel miele (ed in particolare nella melata) e le sue applicazioni pratiche.

Ha introdotto l’argomento il Dr Rinaldo Nicoli Aldini, che ha concentrato l’attenzione sugli insetti produttori di melata, parlando della loro classificazione, anatomia e cicli vitali.

I Rincoti rappresentano più del 10% delle specie di insetti presenti in Italia e vivono in popolazioni ad elevate densità. Caratteristica dell’ordine è l’apparato boccale di tipo pungente-succhiante, che comprende il labbro superiore e quello inferiore, al cui interno sono presenti gli stiletti mascellari e mandibolari. Questi ultimi, oltre a delimitare i canali di suzione dell’alimento e di emissione della saliva, hanno il compito di incidere il tessuto vegetale per raggiungere la zona di interesse: cellule parenchimatiche, floema o xilema. Le sostanze ingerite attraversano, successivamente, il canale alimentare, diviso in tre parti: stomodeo, mesentero e proctodeo. Nella maggioranza dei Rincoti che assumono la linfa (essendo questa ricca di acqua e di carboidrati, ma povera di altri nutrienti), l’evoluzione ha portato all’affermazione di camere filtranti, con il compito di concentrare gli amminoacidi presenti nella linfa stessa, portando direttamente nel proctodeo (e alla successiva eliminazione) la maggior parte dell’acqua e dei carboidrati. Da questa escrezione deriva la melata, che presenta caratteristiche notevolmente diverse dalla linfa da cui proviene. Tra i maggiori produttori di melata, ricordiamo Metcalfa (sezione Auchenorrhyncha, superfamiglia Fulgoroidea), che durante gli stadi giovanili si localizza sulla pagina inferiore delle foglie, mentre, crescendo, tende a spostarsi sui rametti; gli Psylloidea, gli Aleyrodoidea, gli Aphidoidea ed i Coccoidea, superfamiglie della sezione Sternorrhyncha. La produzione di melata dipende dall’interazione di vari fattori (riassunti nello schema seguente) ed è importante sottolineare il contributo dell’insetto alla sua formazione, in quanto Rincoti diversi, partendo dalla stessa linfa, producono melate con caratteristiche molto differenti


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Il Dr Donat Magyar ha trattato l’argomento spore partendo dagli organismi da cui esse provengono: i funghi. I funghi più interessanti dal punto di vista melissopalinologico sono i Basidiomycetes, gli Ascomycetes ed i Deuteromycetes. Per identificarli, esistono due diverse vie: le analisi biochimiche e l’osservazione morfologica.

Come i granuli di polline, anche le spore sono fornite di ornamentazioni sulla superficie, grazie alle quali è possibile classificarle: possono essere, infatti, lisce, rugose, echinate, spinose, angolari, isodiametriche, reticolate oppure allate.



In base alla forma, le spore sono state divise in sette categorie.





Anche le ife (forme asessuali) hanno una propria morfologia: anelli, cicatrice, fialide e fibbia.

Ma attraverso quale strada queste micoparticelle raggiungono il miele? Le micoparticelle non specifiche vi arrivano con la deposizione atmosferica; quelle specifiche, a seconda del tipo, usano strade diverse e si dividono in:


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consumatori di polline: sono funghi che, come dice il nome, si nutrono dell’elemento germinativo maschile del fiore e ne sono, di conseguenza, a stretto contatto (un esempio è Fusarium), potendo causare grossi danni alle piante ospiti

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Entomofili: usano gli insetti per trasportare le spore, come Monilia fructigena.

- Fumaggini: sono epifiti e non penetrano nei tessuti né producono organi di adesione, ma danneggiano indirettamente la pianta ospite, fungendo da schermo ed ostacolando l’attività fotosintetica e gli scambi gassosi con l’atmosfera. Un esempio è Cheiromycella, che è un sicuro indicatore di melata e possiede una forma caratteristica.

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Consumatori del nettare: sono in maggioranza lieviti e si riscontrano in quantità molto elevata nel miele. Sono osmotolleranti oppure osmofili, grazie alla produzione di osmoregolatori.

- Funghi acquatici ed aeroacquatici: vivono da saprofiti sulle foglie cadute in acqua. Hanno una forma ramificata che permette loro di ancorarsi in un ruscello, di catturare le foglie ed i pollini in acqua e, quando toccano la superficie, di germinare e sporulare. Un esempio è il Ceratosporium. Ci sono varie ipotesi sull’origine di questi funghi nella melata, ma ancora nessuna spiegazione certa (Sono catturati dalla melata? Vivono su di essa prima della comparsa delle fumaggini? Vivono sui pollini che essa capta?).

- Patogeni/saprotrofi delle piante: possono caratterizzare un miele, perché sono specializzati, quindi specifici di una data pianta.

- Patogeni degli afidi.
- Patogeni delle api
Queste due ultime categorie possono ricoprire il corpo degli insetti con una muffa bianca.


La forma di una spora è collegata alla sua ecologia, in quanto essa è in relazione all’habitat che occupa. Basandosi su questo principio, le spore sono state suddivise in Xerosporae e Gloiosporae: le prime sono piccole, di colore brunastro e vivono in ambienti asciutti, le seconde presentano uno strato mucillaginoso e sono caratteristiche di zone umide. Un’altra classificazione le ha divise in:
- impattori: grandi spore che si attaccano sulla superficie delle foglie;
- penetratori: sono piccole e trovano una via per entrare.

Tra le micoparticelle non specifiche, ci sono Spiropes, Leptosphaeria e Bipolaris.I Basidiomiceti sono abbondanti: ad esempio, si trovano 2-3000 spore di Coprinus in 10 g di miele.

È importante sottolineare che le micoparticelle non specifiche non sono degli indicatori di melata; questo ruolo è svolto solo ed esclusivamente dalle fumaggini. Contare indiscriminatamente il numero totale di spore presenti nel miele significa commettere un errore, la cui grandezza si può capire considerando che, in una melata di pino, un po’ meno della metà delle micoparticelle ritrovate erano fumaggini, mentre il resto erano funghi patogeni, depositati o entomofili (dati del Dr Magyar, non pubblicati), considerabili degli inquinanti. Si intuisce, in tal modo, che anche le spore riscontrate nel miele potrebbero fornire precise indicazioni sull’ambiente da cui deriva questo prodotto, informazioni che sarebbe possibile integrare con quelle derivanti dall’analisi dei granuli pollinici, per ottenere un quadro ancora più completo. Importante è quindi approfondire lo studio delle micoparticelle di concerto con quello dei pollini. Grazie a questo seminario è stato fatto il primo passo.