Miele
e formaggi, ritorno alla tradizione
Giornata di aggiornamento per gli esperti in analisi sensoriale
del miele
3
dicembre 2005
Esistono nuove vie per dare valore al miele, un prodotto che è
buono in sé, ma il cui sapore può essere esaltato anche
da un accostamento perfetto. Quindi benvenuti a salsicce, coppa, pancetta
arrotolata, filetti di capra, formaggi crosta fiorita, erborinati, ovini
e vaccini, duri e semistagionati. Tutti possono concorrere a rendere iperbolica
la straordinaria complessità organolettica del miele.
L’INA
stava ragionando da tempo per fornire agli iscritti all’albo degli
esperti in analisi sensoriale una nuova linea di valutazione del
miele. “Avevamo già sperimentato l’accostamento
tra parmigiano e miele proponendolo anche al pubblico di fiere specializzate
- ha detto Gian Luigi Marcazzan, presidente dell’Albo
degli esperti in analisi sensoriale del miele – ma
è la prima volta che cerchiamo di estenderci anche ad altri alimenti”.
E
per farlo ci si è avvalsi di un professionista. Angelo
Concas, consigliere dell’Accademia internazionale enogastronomi
e sommeliers (Aies),
da 30 anni si occupa di educazione al gusto e, invitato dall’INA,
ha aiutato gli esperti assaggiatori di miele a comprendere le innumerevoli
sfumature di formaggi, vini e salumi.
“L’abbinamento tra due alimenti può realmente emozionare”,
esordisce Concas introducendo il corso di aggiornamento per l’Albo
svoltosi il 3 dicembre, con la collaborazione dell’Aies e di Marina
Turrini di Arte casearia. Un appuntamento che Concas definisce “un’officina
del gusto”: un posto in cui ci si sporca e si lavora duro.
In
che cosa consiste il lavoro di un assaggiatore professionista?
E’ un lavoro che coinvolge tutti i sensi: il gusto, vista, olfatto,
tatto e anche l’udito. Per esempio un formaggio si valuta anche
“suonandolo” (percuotendolo e sentendone il suono, NdR).
Lavora l’intera cavità orale. Non ci si ferma solo all’amaro,
al dolce, al salato ma per esempio anche le gengive percepiscono sensazioni,
cogliendo le parti metalliche e dandoci reazioni pseudodolorifiche importanti
per valutare un alimento. E non dimentichiamo la salivazione che esalta
i sapori e induce una buona digestione.
Anche
se sono stati scoperti molti interessanti
accostamenti - il miele di tiglio con la bresaola ad esempio - la giornata
si è imperniata soprattutto su miele e formaggi. E’ un abbinamento
inedito?
La sensibilità verso questi alimenti accoppiati sta rinascendo
ora, ma la tradizione è antica. Nelle vecchie famiglie, chi faceva
formaggio - e in genere era un piccolo allevatore - dava nutrimento ai
propri figli con le uniche risorse che possedeva. Quindi miele e formaggio
era uno degli alimenti più importanti e nutrienti. Ora con gli
allevamenti in batteria è cambiata anche la cultura alimentare.
In
Emilia si mangia miele di castagno con ricotta. Un contrasto netto. Quali
sono gli accostamenti migliori?
Io preferisco le armonie. Se ho un miele con molti sali minerali non andrà
mai con un formaggio giovane, ne sopprimerebbe il gusto di “latticello”.
Quindi non metterei mai un miele di castagno con un formaggio vaccino
fresco, molto meglio la sulla. Ad un formaggio stagionato abbinerei invece
del miele di cardo.
Tutti
possono diventare assaggiatori?
Abbiamo tutti lo stesso livello di capacità dei sensi, è
solo questione di allenamento. Ecco: le donne sono leggermente avvantaggiate
perché possiedono un maggior numero di papille.
E
consiglierebbe questo lavoro?
Io consiglierei tutto ciò che porta ad essere un esperto in analisi
sensoriale degli alimenti. È il futuro. Bisogna però essere
ben preparati, perché c’è troppa gente che s’inventa
come pseudo-esperto.
Lei
definisce l’assaggio, “un godere, ma anche un soffrire”.
Perché parla di sofferenza?
Perché si sta perdendo la cultura del gusto. Siamo circondati da
prodotti sempre più scadenti. Ormai mangiamo solo carne salata
insaccata in budelli finti. E fare un insaccato con budello sintetico
non permetterà mai una fermentazione lattica, non avrò mai
una trasformazione e una maturazione delle carni. Non abbiamo più
i sapori. Ma se andiamo avanti così perderemo anche i saperi. Non
abbiamo più un buon salumiere, non abbiamo più un buon macellaio.
Perderemo la capacità di produrre con qualità degli alimenti
che ci emozionino.
(7/12/04)
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