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VIII SIMPOSIO INTERNAZIONALE ICPBR

HAZARDS OF PESTICIDES TO BEES

Bologna, 4-6 Settembre 2002

Effetti dell’imidacloprid sulle api

La prima sessione del Simposio è stata interamente dedicata ai lavori sugli effetti dell’imidacloprid sulle api, essendo il tema di grande interesse ed attualità non solo per il mondo dell’apicoltura, ma anche per quello scientifico. Questa molecola è infatti accusata dagli apicoltori di essere una delle principali cause delle morie di api, che si sono verificate negli ultimi anni in molti paesi europei (soprattutto Francia e Italia) ma anche extraeuropei (come USA e Canada).

Le prime tre relazioni della sessione sono state presentate da ricercatori della Bayer Crop Science di Monheim (Germania), che hanno sottolineato l’innocuità della molecola alle condizioni di utilizzo e quindi hanno respinto l’accusa che essa sia la causa della cosiddetta "sindrome francese", come è stato denominato il fenomeno, osservato dagli apicoltori francesi per primi.

Nella prima relazione il Dr. Richard Schmuck ha presentato un ampio compendio delle ricerche svolte sull’imidacloprid, illustrando le caratteristiche chimiche e tossicologiche della molecola, i suoi metaboliti e il loro effetto sulle api. Il Dr. Schmuck ha fissato la dose di non effetto (NOEC = No-adverse Effect Concentration) a 20 ppb.
Nella relazione successiva il Dr. Robin Sur ha descritto il metabolismo dell’imidacloprid all’interno della pianta, concludendo che solo percentuali molto basse del principio attivo raggiungono gli organi riproduttivi (fiori, frutti e semi) e quindi i rischi per gli insetti impollinatori sono trascurabili.
Il Dr. Christian Maus ha invece mostrato i dati risultanti dalle indagini svolte su colture di girasole, provenienti da seme conciato con GauchoÒ (il cui principio attivo è l’imidacloprid), che dimostrano come i residui della molecola e dei suoi metaboliti, rintracciati in polline e nettare di girasole, siano largamente al di sotto del limite di pericolosità per le api.

Nella relazione successiva la Dr.ssa Marie-Pierre Chauzat dell’AFSSA di Sophia-Antipolis (Francia) ha riportato i risultati di uno studio a lungo termine su colonie di api alimentate con dosi molto basse di imidacloprid (da 0,5 a 5 ppb), concludendo che a tali dosi non si osservano effetti sulla mortalità, il peso della colonia, la produzione di miele, la dimensione della covata, l’attività di volo, le patologie.

Il Dr. Piotr Medrzycki e la Dr.ssa Laura Bortolotti dell’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna (Italia) hanno invece presentato due ricerche, rispettivamente di laboratorio e di campo, svolte in collaborazione con il Dipartimento di Tecnologie Agroambientali dell’Università di Bologna. Dai risultati presentati emerge che a dosi superiori a 100 ppb (concentrazioni maggiori di quelle trovate nei residui delle piante trattate, secondo i ricercatori della Bayer, ma notevolmente inferiori alle dosi di campo consigliate per i trattamenti sui fruttiferi con Confidor , un altro prodotto a base di imidacloprid) le api trattate mostrano evidenti alterazioni comportamentali in laboratorio e in campo risultano incapaci di fare ritorno all’alveare e spariscono. Questi effetti sono molto simili a quelli denunciati dagli apicoltori, che riportano spopolamenti degli alveari e comportamenti anomali delle bottinatrici sul predellino.

Il Dr. Moreno Greatti del Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante dell’Università di Udine (Italia) ha riportato i risultati di uno studio, condotto sempre in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Apicoltura, sulla possibile deriva dell’imidacloprid durante la semina di mais conciato con Gaucho . Tracce della molecola sono state trovate sia su filtri di carta applicati alla seminatrice pneumatica, sia su campioni di erba e fiori raccolti nelle immediate vicinanze del luogo di semina. Pertanto si dimostra che la contaminazione durante la semina di mais conciato è una possibile fonte di intossicazione per le api.

Infine il Dr. James Kemp del Dipartimento di Biologia dell’Università di Prince Edward Island (Canada), dopo aver descritto i risultati di studi che sembrerebbero escludere una responsabilità dell’imidacloprid (qui usato come prodotto commerciale Admire su patata), hanno illustrato un progetto di monitoraggio, intrapreso nel versante Atlantico del Canada, per individuare le possibili cause della perdita di api, che anche qui hanno raggiunto livelli preoccupanti. In questo schema di monitoraggio, avviato con la stretta collaborazione degli apicoltori di questa regione, vengono controllati numerosi fattori, quali le pratiche di conduzione degli alveari, le malattie, l’uso di pesticidi.

Nella sessione poster sono stati presentati 4 lavori sull’imidacloprid, di cui i primi due avevano entrambi come argomento la determinazione dei residui dell’imidacloprid tramite HPLC. Il primo, presentato dal Dr. Ralf Schöning della Bayer Crop Science di Monheim (Germania) descriveva un nuovo metodo analitico per la determinazione dei residui dell’imidacloprid e di due suoi metaboliti dal polline, dai fiori e dalle foglie di girasole e colza, e dal miele, dalla cera e dalle api. Le analisi condotte sulle colture trattate e sulle api introdotte in tali colture non hanno rivelato residui quantificabili in nessuna delle matrici analizzate.

Il secondo lavoro, della Dr.ssa Simona Rossi dell’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna (Italia) esponeva due metodologie analitiche, l’una per la ricerca dei residui di imidacloprid, l’altra dei suoi prodotti di ossidazione. I residui venivano ricercati a partire da diverse matrici: filtri di carta assorbente, api, erba, fiori, ecc… I due metodi combinati permettono la precisa determinazione della quantità di imidacloprid che viene dispersa nell’ambiente durante la semina di mais conciato con Gaucho®.

Un altro poster, presentato dal Dr. Heinz Friedrich Schnier della Bayer Crop Science di Monheim (Germania) mostrava una nuova innovazione tecnologica nella concia del seme di mais con Gaucho®. Le nuove formulazioni presentate contengono infatti un "collante" che aumenta l’adesione del principio attivo al seme, limitando il rilascio di principio attivo durante la semina tramite macchine pneumatiche.

Il quarto poster sull’imidacloprid, presentato dal Dr. Teodoro Stadler dell’LPE dell’Università di Buenos Aires (Argentina), trattava della tossicità a lungo termine del principio attivo sullo sviluppo di colonie di api in una coltura di girasole, il cui seme era stato conciato con Gaucho®. Nessun effetto negativo è stato osservato nelle colonie studiate e nessun residuo di imidacloprid è stato trovato nel miele e nel polline di girasole presenti nelle arnie.

Al termine della sessione si è svolta una discussione sul problema dell’imidacloprid e dei suoi effetti sulle api, ma anche su quello più generale della mortalità delle api e dello spopolamento degli alveari; i ricercatori sono stati d’accordo sulla necessità di svolgere indagini multifattoriali, sullo spunto di quella intrapresa dai ricercatori canadesi, per trovare una risposta al problema. Si è quindi formato un gruppo di lavoro internazionale, cui hanno aderito anche i ricercatori italiani del DiSTA e dell’INA, il cui obiettivo è di individuare le cause del declino delle api, prendendo in considerazione, oltre all’imidacloprid, anche altri possibili fattori coinvolti. Questo working group si è formalizzato in Italia nel Gruppo protezione dell'ape (GPA)