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VIII SIMPOSIO INTERNAZIONALE ICPBR HAZARDS
OF PESTICIDES TO BEES Apicidi e schemi di monitoraggio Nella terza sessione sono stati presentati dal Dr. Mark Fletcher (Wildlife Incident & Diagnostic Unit, York, Gran Bretagna) e dal Dr. Dietrich Brasse (Biologische Bundesanstalt BBA, Braunschweig, Germania) gli schemi di monitoraggio degli apicidi, che vengono applicati già da molti anni rispettivamente in Gran Bretagna e in Germania. Le metodologie di indagine presentate, applicate a livello nazionale, permettono di monitorare gli incidenti avvenuti nei due paesi, identificarne le cause e definire i possibili rischi per i consumatori. Le informazioni raccolte forniscono quindi valide indicazioni agli agricoltori, agli apicoltori e alle industrie chimiche, ma possono anche avere un’influenza a livello legislativo, per la regolamentazione dei prodotti fitosanitari. La Dr.ssa Laura Bortolotti dell’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna (Italia) ha invece presentato lo schema di monitoraggio dei pesticidi tramite le api, messo a punto dal gruppo di ricerca del DiSTA (guidato dal Dr Claudio Porrini) in collaborazione con l’INA. Questo sistema, utilizzato fin dal 1980, permette non solo di verificare il rischio dovuto all’uso di determinati pesticidi, ma anche di definire il grado di contaminazione ambientale in una determinata zona. L’ape viene cioè usata come un bioindicatore dello stato di salute dell’ambiente agrario. Il Dr. Piotr Medrzycki del DiSTA dell’Università di Bologna (Italia), sempre nell’ambito dell’attività di monitoraggio dei pesticidi con le api, ha esposto i risultati di uno studio per la messa a punto di una trappola per la raccolta delle api morte. Il prototipo di trappola mostrato (detto "trappola a barriera") mostra una maggiore efficienza di trattenimento delle api morte e risulta quindi più adatta di quelle tradizionali per l’utilizzo nel monitoraggio tramite api. Alla sessione è seguita una interessante discussione riguardo alle analogie e alle differenze negli schemi di monitoraggio adottati nei diversi paesi. Il metodo italiano, che non era mai stato presentato a livello internazionale, ha riscosso un grande interesse presso i ricercatori degli altri paesi, che hanno espresso l’auspicio che esso possa essere ampliato da un ambito locale, quale è attualmente, ad uno nazionale, e che possa divenire, come in altri paesi europei, uno strumento di orientamento per le autorità in materia di legislazione dei prodotti fitosanitari. Inoltre è stato creato un gruppo di lavoro specifico sui metodi di monitoraggio, composto dai citati ricercatori di Gran Bretagna e Germania e da quelli di altri paesi, cui ha aderito anche il gruppo italiano. Finalità del gruppo è di confrontare i metodi, discutere i risultati e fare in modo che sempre più paesi possano creare una rete di monitoraggio nazionale, analoga a quella presente in Gran Bretagna e in Germania.
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